Monsignori a braccia conserte

Non tutti, lunedì, al termine della lettura della prolusione papale, hanno applaudito. Più d’uno tra i vescovi presenti è rimasto perplesso per gli inviti a lasciar perdere “la pastorale di conservazione” e a evitare ripiegamenti “nelle forme del passato”. Basta chiacchiere e settarismi: la parola d’ordine del nuovo corso è unità. Una prolusione che chiude l’epoca inaugurata trent’anni fa da Giovanni Paolo II a Loreto, quando il Pontefice chiarì che la chiesa italiana doveva avere “un ruolo guida e un’efficacia trainante nel futuro della nazione”.
11 AGO 20
Immagine di Monsignori a braccia conserte
Non tutti, lunedì, al termine della lettura della prolusione papale, hanno applaudito. Più d’uno tra i vescovi presenti è rimasto perplesso per gli inviti a lasciar perdere “la pastorale di conservazione” e a evitare ripiegamenti “nelle forme del passato”. Basta chiacchiere e settarismi: la parola d’ordine del nuovo corso è unità. Una prolusione che chiude l’epoca inaugurata trent’anni fa da Giovanni Paolo II a Loreto, quando il Pontefice chiarì che la chiesa italiana doveva avere “un ruolo guida e un’efficacia trainante nel futuro della nazione”. E’ lì che furono poste le radici della stagione ruiniana, quella della battaglia per i valori non negoziabili e la difesa della laicità positiva aperta al senso pubblico del sacro. Quell’epoca è finita: di politica non si parla ed è consigliabile non ossessionare i fedeli con questioni etiche. Ora la scena è del fidato mons. Galantino, segretario generale dai modi ruvidi e dall’eloquio facile.
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E il resto dei vescovi tace. Sono ancora sotto choc, dicono gli osservatori ben addentro alle faccende d’oltretevere. Non sanno che fare, non riescono a far proprie le esortazioni accorate a uscire missionari in periferia. Lo stesso cardinale presidente, Angelo Bagnasco, interviene in pubblico sempre più di rado – ieri, però, si è espresso contro le forme surrogate di famiglia –, messo in ombra da Galantino e dal suo vicepresidente Gualtiero Bassetti, da molti indicato come prossima guida della Cei. Sulla questione divisiva della famiglia, oggetto dei prossimi due Sinodi, solo il cardinale Caffarra, ormai vicino alla pensione, è uscito allo scoperto, avvertendo che su certi temi neanche il Papa può far valere la sua potestà. Gli altri hanno pubblicamente sposato entusiasti gli inviti a cambiare, salvo poi non riuscire a mettersi d’accordo neppure sul numero delle diocesi da ridurre.